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KUNSERTU

KUZMINAC Goran



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883,Adriano Celentano,Anna Oxa,Antonello Venditti,Articolo 31,Autori diversi,Autori napoletani,Banco del Mutuo Soccorso,Biagio Antonacci,Carmen Consoli,Claudio Baglioni,Cugini di Campagna,Edoardo Bennato,Elio e le storie tese,Enrico Ruggeri,Eros Ramazzotti,Eugenio Finardi,Fabio Concato,Fabrizio de Andrè,Fausto Leali,Fiorello,
Francesco Baccini,Francesco De Gregori,Francesco Guccini,Franco Battiato,Fred Bongusto,Gianluca Grignani,Gianni Morandi,Irene Grandi,IvanGraziani,
IvanoFossati,
Jovanotti
Un gruppo nasce a Messina e raggiunge un notevole successo a livello nazionale già dal primo album, "Shams", registrato a Genova e Catania e pubblicato nel 1989 per la New Tone Records. La loro musica miscela sapientemente le tradizioni provenienti da diversi angoli del Mediterraneo, Sicilia, Maghreb e Sardegna, a cui si aggiungono influssi provenienti dall'Africa nera, dando vita ad un risultato originale ed esplosivo, soprattutto dal vivo. Fondamentale l'apporto delle due voci leader, Pippo Barrile (messinese) e Faisal Taher (palestinese), non solo per le loro qualità timbriche e melodiche, ma anche per le possibilità di esplorazione musicale offerte dall'aver a disposizione una voce mediorientale e poterla intrecciare con una occidentale. I testi, scritti da Maurizio "Nello" Mastroeni e arrangiati dai Kunsertu, affrontano spesso tematiche legate all'attualità, dalle stragi nei campi profughi palestinesi al dramma dell'emigrazione, ma non disdegnano intermezzi leggeri e romantici (la loro "Mokarta" è ormai entrata tra i classici). Dopo la pubblicazione del loro terzo lavoro ("Fannan", 1994), il gruppo si è sciolto. Dalle loro ceneri, nel 1996, sono nati i "Dounia".

  


Tutti pazzi per Obama. Oltre, e forse più, che negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Italia dove non siamo mai secondi a nessuno nel flaianesco correre "in soccorso del vincitore". Tutti pazzi per Obama , a sinistra come a destra. A sinistra perché si ritiene che rappresenti "il cambiamento" (parola magica e taumaturgica che, per se stessa, non significa assolutamente nulla se non l'eterno bisogno dell'uomo di illudersi che le cose, nel futuro, vadano meglio), a destra però l'elezione di un presidente nero, o comunque mezzo nero, dimostrerebbe, come scrive, sia pur a denti stretti, Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, quanto "aperta e libera" sia la società americana.



Ho ascoltato in questi giorni un'infinità di stucchevoli dibattiti sulle elezioni americane, ma alla domanda perché mai Barack Obama debba essere considerato se non "l'uomo della Provvidenza" almeno quello del "cambiamento" (concetto che, se ha mai un senso, contiene in sè quello di "miglioramento") la sola risposta comprensibile che politici, politologi, esperti, commentatori, eccetera, hanno saputo dare è questa: perché è un nero.



obama

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