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LA VOCE DEL GURU
Fatti & fattacci rivisti da chi ne sa una piu' del diavolo
E ci siamo di nuovo...

 

Hanno attaccato, come avevano preannunciato. La CNN, la BBC e le altre televisioni possono essere contente; in questo inizio di 2009, non stava succedendo una mazza di attraente; quale migliore spettacolo degli israeliani che attaccano via terra la Palestina. Hanno mandato le migliori giornaliste, riprese notturne, dalle quali non si vede un cazzo, salvo qualche lucina lontana, ma loro ci traducono, ci dicono ci fanno vedere coi loro occhi.  Intervistano la Livni e le chiedono quanto durera’; ma secondo loro cosa si aspettano che risponda: martedi’ pomeriggio alle 16 torniamo a casa?

 

Le chiedono con tono di leggero rimprovero cosa ne pensa dei civili morti. Ma ci prendono per degli abbelinati? Dalla guerra del ‘40/’45, la famosa guerra mondiale, i civili morti sono sempre stati cento volte almeno dei morti professionisti. E l’Irak, e l’Africa? Dove i morti, trucidati, stuprati sono milioni, non 460. Ma forse sono neri: allora non contano. Le guerre sono guerre; o non si fanno o se per ogni ragione anche la piu’ orrida, si fanno, porterenno morti. E tralascio perche’ non congruo con quanto sta succedendo, i morti assassinati, senza guerra: Cambodia, Myanmar, e a caso Zimbabwe, Congo.

 

Tanti si chiedono ma perche’ Israele attacca via aerea e via terra quel pezzo di terra chiamato Gaza? Lasciamo perdere che ne hanno le palle piene di ricevere dei missili sulle citta’ di frontiera. Le palle piene avrebbero dovute averle da mesi o da anni. Proprio la BBC poche settimane fa ha fatto un servizio sui nuovi ricchi palestinesi: quelli che hanno il culo che le gallerie che li connettono con l’Egitto e dove passano tutti beni di prima, di seconda, di terza necessita’ (vedi TV LCD o PlayBoy) finiscano sotto casa loro. Tangenti su tutto; un palestinese affermava che nell’ultimo anno aveva guadagnato due milioni di dollari, mica noccioline. Ma per una TV e’ sempre molto piu’ interessante mostrare l’infermiera che afferma che non hanno nemmeno l’acqua ossigenata....

 

La azione israeliana ha una sola motivazione: le prossime elezioni. Si deve mostrare che in quel lenzuolo di paese si vive sotto la minaccia costante: prima Al Fatah, adesso Hammas, l’Iran sempre all’orizzonte. Mi preoccupa la Siria: non fa e non dice piu’ un cazzo: forse e’ troppo occupata con il Libano. Nessuno ricorda piu’ che migliaia, tanti, palestinesi che si erano rifugiati in Giordania, paese mussulmano, furono trucidati dall’esercito giordano perche’ rompevano i coglioni; Arafat era dovuto scappare in Tunisia, non lo voleva nessuno, dei fratelli!

 

La Livni futuro primo ministro vuole mostrare ai cittadini israeliani, che ne hanno le palle strapiene ed ai giovani che ne hanno le palle ancora piu’ strapiene ad andare ogni sei mesi al fronte a morire per cazzi che non li riguardano piu’, che sta preparando un futuro radioso per il paese: tutti in pace e magari con contadini palestinesi nei Kibutz. Al posto dei tailandesi. Mi vene da ridere. Alla prossima puntata.

Silvio dai tu un consiglio alla giovane bionda, oppure di ai palestinesi di essere ottimisti!

Amen

guru

 

Notizie principali

2009: inizia il conto alla rovescia
di Massimo Mazzucco

Il 2009 sarà un anno che rischia letteralmente di decidere le sorti dell'umanità, nel bene come nel male. Dopo aver imperversato per lunghi anni con furti, inganni e crimini di ogni tipo, in neocons se ne vanno e lasciano un'America in ginocchio, obbligandola ad affrontare con estrema urgenza tutte le grandi contraddizioni con cui aveva convissuto in silenzio fino a ieri.

L'elezione di Barack Obama, percepito da molti come un messia liberatore, è stata tanto imprevedibile quanto inevitabile, e le enormi aspettative che ora si riversano su di lui non sono che la misura dell’angoscia profonda che attanaglia ormai buona parte degli americani. E per quanto il resto del mondo finga di vivere su un altro pianeta, sappiamo tutti quanto le sorti dell’occidente dipendano in maniera diretta da quelle degli Stati Uniti.

Per la prima volta nel dopoguerra si profila il rischio concreto di un totale collasso del sistema economico, che porterebbe ad una crisi molto simile a quella del ‘29. Con una differenza, però: la crisi del '29 fu risolta da Roosevelt, nel decennio seguente, portando gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, ovvero trasformando le industrie più obsolete in fabbriche di cannoni, corazzate e carri armati. Solo così si potè rimettere definitivamente in piedi un'economia che le sole iniezioni di capitale, unite ai forti sussidi statali (il cosiddetto "New Deal") non erano riuscite a sanare fino in fondo.

Nel caso attuale invece è stata proprio la guerra a dilapidare le riserve degli Stati Uniti, trasferendole per intero nelle tasche private dell'industria bellica – il famoso “Military-Industrial Complex” - e non è certo pensabile che una nuova guerra possa risolvere i problemi causati da quella in corso. Si tratterà invece di trasformare le industrie più obsolete in vista della radicale trasformazione dei modi di vita, di pensiero e di costume - ovvero, della cultura in senso lato - che l'intero occidente dovrà affrontare, in tempi molto brevi, se vuole sopravvivere a se stesso.

E' finita l'era degli sprechi, del superfluo e delle apparenze. Da domani solo ciò è essenziale potrà continuare a far parte del nostro quotidiano. E’ significativo che siano proprio le tre grandi dell'industria automobilistica - General Motors, Chrysler e Ford - a trovarsi per prime sull’orlo del fallimento, con il quale trascinerebbero nel baratro anche i milioni di lavoratori delle industrie collegate. Mentre i giapponesi, orma da anni, producono automobili pratiche, essenziali e poco costose, dai capannoni di Detroit continuavano ad uscire dei mostri di ridondanza meccanica ed estetica, costruiti con criteri diametralmente opposti. Ma questo non avveniva nè per caso nè per distrazione: per gli americani infatti era proprio lo spreco - di volume, di consumi, di dimensioni, di accessori, di abbellimenti estetici - a conferire a quei mostri la valenza di pregiati status symbol.

Fino a ieri, mostrare di potersi permettere lo spreco equivaleva ad occupare gli strati più alti della società; oggi vivere così in alto significa semplicemente farsi più male, nel momento in cui tutti dovranno cadere a terra. L'azzeramento di certi parametri non andrà applicato solo all'interno della nostra società, ma anche nel rapporto fra l'occidente e le altre nazioni del mondo. Esattamente come ognuno di noi dovrà imparare a fare a meno di tutto ciò che non sia essenziale, l'occidente dovrà imparare a rinunciare a molti dei suoi privilegi, per condividere in maniera più equa le risorse mondiali con gli altri abitanti del pianeta.

Abbiamo voluto la globalizzazione, e ora dobbiamo accettarne le conseguenze. Non si può pretendere di vivere tutti in un unico sistema, quando si vogliono esportare i nostri prodotti in ogni angolo della terra, per poi dimenticarsi di coloro che in quegli angoli ci vivono, quando si tratti di pagare il conto. Se la mensa è collettiva, anche gli scarti devono appartenere a tutti.

Sarà un processo lungo e difficile, poichè non basterà più il solito ritocco di facciata, a cui la nostra ipocrisia ci ha abituato, ma si dovrà passare attraverso una reale trasformazione culturale. Non basterà più "fare le leggi" perché i diversi abbiano gli stessi diritti di tutti gli altri; bisognerà che questi diritti vengano riconosciuti ai diversi, da tutti gli altri, in maniera sincera, spontanea e incondizionata.
 
CONTINUA SOTTO
Legittima difesa Secondo le fonti citate dalla CNN, che sono Tzahal, le forze armate israeliane, e l’ospedale di Gaza al-Wafa, la cosiddetta guerra fra Israele e Hamas ha fatto 435 morti palestinesi e 4 israeliani in una settimana, un rapporto di cento palestinesi per ogni israeliano. A parte ogni considerazione morale, politica o strategica, è evidente che esista una certa sproporzione fra l’efficacia dei razzi di Hamas e l’efficacia delle armi israeliane come i micidiali missili americani antiuomo M26. La domanda rimane dunque sempre la stessa: la difesa è legittima, ma come si definisce la legittima difesa? Che cosa significa “vincere” se il tuo nemico non soltanto non teme, ma al contrario cerca la propria morte come segno di vittoria e più ne ammazzi, più si considera vincitore?
 
Riserva di caccia “Stanno bombardando un milione e mezzo di persone chiuse dentro una gabbia”, dichiara un medico norvegese che lavora in un ospedale di Gaza, alle Morning News della Cbs, che sarebbero come Uno Mattina, se fosse una cosa seria. Il momento nel quale la “strafexpedition”, la spedizione punitiva giustificata dalla esasperazione per Hamas, diventa un massacro, e di conseguenza la “vittoria”, comunque la si definisca, diventa impossibile, si sta avvicinando rapidamente. E se davvero Israele non bada troppo all’opinione pubblica mondiale, come osserva amaramente Adriano Sofri, perchè mai Tzahal, le forze armate israeliane, proibiscono l’ingresso nella gabbia ai giornalisti occidentali che dalla frontiera raccontano cose che non vedono e non sanno?
 

  

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La Redazione.

 

Comunicati stampa

   

Dieci anni fa, quando Massimo Fini diede alle stampe Il denaro, sterco del demonio (Marsilio) sapeva già come sarebbe andata a finire. Vaticinando il disastro, e dando pollice verso al nostro sistema partorito dalla rivoluzione industriale, parlò di Big Bang. «Il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, - scrisse -. È rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro a uso del presente. L’impressione è che, per quanto veloci si vada, anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, niciano, einsteiniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravi dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato».

«Oggi, leggendo i giornali e guardando il Papa dire che «i soldi sono niente» gli viene in mente il crollo dell’Impero Romano. Una catastrofe, un cataclisma epocale dal quale la gente, «non potendo mangiarsi il cemento delle città, o le fabbriche, o le automobili, cercherà di tornare verso il mondo rurale, quello dell’autoproduzione, del baratto».

 

 

2009: inizia il conto alla rovescia
 
Non basterà più "fare le leggi" per proteggere i cittadini onesti dalle truffe dei disonesti; bisognerà che tutti i cittadini, onesti e disonesti, comprendano come sia indispensabile prima di tutto smettere di cercare di fotterci a vicenda, se vogliamo riuscire a vivere almeno 20 minuti di serenità su questa terra.

Non basterà più andare a votare ad occhi chiusi, convinti che il nostro dovere si esaurisca con una croce su un foglietto, per poi tornare a casa ad imprecare contro gli stessi criminali che abbiamo appena deputato a rappresentarci. Bisognerà che ciascuno comprenda a fondo le responsabilità che comporta il sistema democratico, nel momento in cui conferisci ad altri dei poteri così eccezionali come quello di andare in guerra contro altre nazioni, di installare centrali nucleari sul nostro territorio, o di decidere cosa dovranno studiare i nostri figli nelle scuole, prima di apprezzare i reali vantaggi che offre la democrazia.

Solo comprendendo le responsabilità di ciascuno nel conferire quei poteri, potremo curare alla radice il male che ci affligge, e che noi stessi oggi alimentiamo: quando i nostri governanti compiono un gesto così mostruoso come quello di privatizzare l’acqua – uno dei beni fondamentali dell’umanità - e chi li ha eletti non trova nulla da ridire, sembra chiaro che i problemi risiedano prima di tutto dentro di noi.

Fino ad oggi abbiamo vissuto in una falsa democrazia, delegando ad altri il potere di commettere crimini che poi preferiamo ignorare, come se non c’entrassimo nulla. Oppure, peggio ancora, come se comunque “non ci si potesse fare nulla”. Fino ad oggi abbiamo vissuto in un profondo stato di inerzia mentale, che ci ha insegnato ad attendere che le soluzioni arrivino dall’esterno, invece di perseguirle noi stessi con forza e determinazione.

In questa falsa democrazia, priva di verifiche e di rendiconto, il capitalismo selvaggio ha potuto dare i suoi frutti più sinceri, che sono risultati tanto appetibili alla vista quanto amari nella sostanza. Ogni morso dato alla mela della “felicità terrena” è in realtà un morso di dolore sulla pelle di qualcun altro, ed ora che gli stessi pirati dell'umanità si sono ritrovati con un torsolo marcio fra le dita, potranno forse capire che il gioco non vale la candela.

Ci attendono anni complicati e difficili, che porteranno profonde mutazioni, in un senso oppure nell’altro. Ma sono anche anni che passeranno alla storia dell'umanità, per un motivo oppure per l’altro. Di fatti poco importanti, nei prossimi anni, ne accadranno pochi. C'è chi crede che il futuro sia già tutto scritto nel grande libro dell'universo, e c'è chi crede che questo futuro possa invece essere determinato da noi, almeno in parte.
Massimo Mazzucco