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Hanno attaccato, come avevano preannunciato. La CNN, la BBC e le altre televisioni possono essere contente; in questo inizio di 2009, non stava succedendo una mazza di attraente; quale migliore spettacolo degli israeliani che attaccano via terra la Palestina. Hanno mandato le migliori giornaliste, riprese notturne, dalle quali non si vede un cazzo, salvo qualche lucina lontana, ma loro ci traducono, ci dicono ci fanno vedere coi loro occhi. Intervistano la Livni e le chiedono quanto durera’; ma secondo loro cosa si aspettano che risponda: martedi’ pomeriggio alle 16 torniamo a casa?
Tanti si chiedono ma perche’ Israele
attacca via aerea e via terra quel pezzo di terra chiamato Gaza?
Lasciamo perdere che ne hanno le palle piene di ricevere dei missili
sulle citta’ di frontiera. Le palle piene avrebbero dovute averle da
mesi o da anni. Proprio la BBC poche settimane fa ha fatto un
servizio sui nuovi ricchi palestinesi: quelli che hanno il culo che
le gallerie che li connettono con l’Egitto e dove passano tutti beni
di prima, di seconda, di terza necessita’ (vedi TV LCD o PlayBoy)
finiscano sotto casa loro. Tangenti su tutto; un palestinese
affermava che nell’ultimo anno aveva guadagnato due milioni di
dollari, mica noccioline. Ma per una TV e’ sempre molto piu’
interessante mostrare l’infermiera che afferma che non hanno nemmeno
l’acqua ossigenata....
La azione israeliana ha una sola
motivazione: le prossime elezioni. Si deve mostrare che in quel
lenzuolo di paese si vive sotto la minaccia costante: prima Al Fatah,
adesso Hammas, l’Iran sempre all’orizzonte. Mi preoccupa la Siria:
non fa e non dice piu’ un cazzo: forse e’ troppo occupata con il
Libano. Nessuno ricorda piu’ che migliaia, tanti, palestinesi che si
erano rifugiati in Giordania, paese mussulmano, furono trucidati
dall’esercito giordano perche’ rompevano i coglioni; Arafat era
dovuto scappare in Tunisia, non lo voleva nessuno, dei fratelli!
La Livni futuro primo ministro vuole
mostrare ai cittadini israeliani, che ne hanno le palle strapiene ed
ai giovani che ne hanno le palle ancora piu’ strapiene ad andare
ogni sei mesi al fronte a morire per cazzi che non li riguardano
piu’, che sta preparando un futuro radioso per il paese: tutti in
pace e magari con contadini palestinesi nei Kibutz. Al posto dei
tailandesi. Mi vene da ridere. Alla prossima puntata.
Silvio dai tu un consiglio alla giovane
bionda, oppure di ai palestinesi di essere ottimisti!
Amen
guru
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Legittima
difesa Secondo
le fonti citate dalla
CNN, che sono Tzahal, le
forze armate israeliane,
e l’ospedale di Gaza
al-Wafa, la cosiddetta
guerra fra Israele e
Hamas ha fatto 435 morti
palestinesi e 4
israeliani in una
settimana, un rapporto
di cento palestinesi per
ogni israeliano. A parte
ogni considerazione
morale, politica o
strategica, è evidente
che esista una certa
sproporzione fra
l’efficacia dei razzi di
Hamas e l’efficacia
delle armi israeliane
come i micidiali missili
americani antiuomo M26.
La domanda rimane dunque
sempre la stessa: la
difesa è legittima, ma
come si definisce la
legittima difesa? Che
cosa significa “vincere”
se il tuo nemico non
soltanto non teme, ma al
contrario cerca la
propria morte come segno
di vittoria e più ne
ammazzi, più si
considera vincitore?
Riserva
di caccia “Stanno bombardando un
milione e mezzo di persone chiuse dentro una
gabbia”, dichiara un medico norvegese che
lavora in un ospedale di Gaza, alle Morning
News della Cbs, che sarebbero come Uno
Mattina, se fosse una cosa seria. Il momento
nel quale la “strafexpedition”, la
spedizione punitiva giustificata dalla
esasperazione per Hamas, diventa un
massacro, e di conseguenza la “vittoria”,
comunque la si definisca, diventa
impossibile, si sta avvicinando rapidamente.
E se davvero Israele non bada troppo
all’opinione pubblica mondiale, come osserva
amaramente Adriano Sofri, perchè mai Tzahal,
le forze armate israeliane, proibiscono
l’ingresso nella gabbia ai giornalisti
occidentali che dalla frontiera raccontano
cose che non vedono e non sanno?
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Dieci anni fa, quando Massimo Fini diede alle stampe Il
denaro, sterco del demonio (Marsilio) sapeva già come
sarebbe andata a finire. Vaticinando il disastro, e dando
pollice verso al nostro sistema partorito dalla rivoluzione
industriale, parlò di Big Bang. «Il denaro, nella sua
estrema essenza, è futuro, - scrisse -. È rappresentazione
del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul
futuro, simulazione del futuro a uso del presente.
L’impressione è che, per quanto veloci si vada, anzi proprio
in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri
costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare,
niciano, einsteiniano, proprio del denaro, ci sta arrivando
alle spalle gravi dell’immenso debito di cui l’abbiamo
caricato». «Oggi, leggendo i giornali e guardando il Papa dire che «i soldi sono niente» gli viene in mente il crollo dell’Impero Romano. Una catastrofe, un cataclisma epocale dal quale la gente, «non potendo mangiarsi il cemento delle città, o le fabbriche, o le automobili, cercherà di tornare verso il mondo rurale, quello dell’autoproduzione, del baratto». |