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Razzi loro
di LUCAdiESSERRE'09

Durante e le feste tra televisione e rete ne ho lette ed ascoltate tante di teorie sull’ultima guerra tra Israele e Hamas. Ho letto molto e qualcosa verrà pubblicato su questa mailing in modo da poter dividere con voi le varie opinioni che girano in rete. Tutto o quasi è improntato nel decifrare l’operato d’Israele. Chi crede che si tratti di legittima difesa e chi trova questa difesa di gran lunga sproporzionata. Chi entra in lunghissimi e complicate teorie dove l’unica vera linfa è la dietrologia. Io rimango sul semplice quasi banale. Chiedo a voi che leggete, sapendo che tra voi vi sarà sicuramente qualcuno più preparato e più dotto di me che possa darmi una risposta ad un quesito che fin dalla guerra con il Libano (di due anni) fa non trova risposta. Perché questi continuano a tirare i loro razzi?

Scusate forse sembra persino puerile ma non capisco la strategia del razzo alla cazzo di cane su Israele. Provo a fare delle ipotesi. Non è vero che li tirano, è una balla usata da Israele per fare l’ennesima guerra. Non regge.

Tirano razzi perché sanno che alla fine provocheranno Israele in una guerra. Sembra più plausibile, ma continuo a non capire. Se il fine è provocare la guerra è un fine troppo stupido, la guerra del Libano come l’attuale, porta non solo morte ma la distruzione sistematica e totale del loro paese, paese già stretto nella morsa delle sanzioni economiche e della conseguente povertà per impossibilita di avere un’economia (Gaza vive di sostegni esterni). È scontato che ai capi di Hamas non frega nulla della condizione della gente che li ha votati al potere, nulla del numero dei morti tra i loro civili e nulla del fatto che prima che Obama entri nella Casa Bianca Gaza sarà ridotto ad un cumolo di macerie. Tutto chiaro. Allora? Perché continuare a tirare razzi che tra l’altro non fanno quasi mai l’effetto desiderato?

Vediamo se la prossima teoria è più plausibile. Il razzo potrebbe far parte di una strategia ben più ampia. Vogliono far insorgere tutto il mondo arabo contro Israele visto che questo ogni volta immancabilmente pecca di rispondere in modo proporzionato e in TV va in onda il bagno di sangue arabo. Sembra però chiaro che finché viene data loro la scusante del “dobbiamo difenderci ed è un nostro diritto” a ben pochi interessa della proporzionalità della rappresaglia. Un morto israeliano - cento morti palestinesi, è sempre stato cosi e non vedo nulla di nuovo all’orizzonte. Sta forse funzionando questa teoria di impietosire il mondo arabo al punto di portarlo a fare qualcosa di concreto per la Palestina o cosa ne è rimasto di questo stato o stati visto che West Bank non confina con Gaza (è come se all’interno dell’Italia vi fosse un’altro paese che ha una parte in Lombardia ed una in Basilicata, non ha senso)? Sono passati soli due anni ed i bagni di sangue e la distruzione in Libano sembrano essere un lontano ricordo. Tra qualche mese potrebbe essere la stessa cosa per Gaza. Rimane ovvio che l’arabo medio solon negli ultimi 10 anni ha visto carneficine sulla sua gente, Iraq, Afganistan, Libano e Gaza.

Hamas continua a tirare razzi e lo fanno a caro, carissimo prezzo in quanto non sembrano voler capire che questa strategia non porta da nessuna parte o sono io che non capisco? Sbaglio? Mi sono perso qualche dettaglio? Vi è qualcuno che possa illuminarmi sul quale possibile beneficio il continuo tirare razzi potrebbe avere nella causa della Palestina?

Spero di leggere qualche risposta sensata, logica e che non stia in piedi solo grazie alla dietrologia, ma che sia basata su qualcosa di concreto o di tangibile. Vi ringrazio e vi segnalo il pezzo di Carlo Bertani (da oggi su SR) "L'incapacita' di vivere dimenticando i fili spinati" che ho letto piu' volte e trovo molto intressante in quanto non solo ribadisce verita' storiche ma suggerisce anche soluzioni attuali e attuabili.

CITAZIONE

“E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d'improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un'inclinazione al dispotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose.”
Ahad Ha'am – Zionism: the Dream and the Reality – Harper and Row – New York – 1974.

Notizie principali

Lasciate ogni speranza Dopo avere letto i più di mille interventi sulla ennesima tragedia israelo-palestinese, e anche scontando, come si fa nelle gare di pattinaggio artistico, i giudizi più estremi o dissennati, la conclusione che si trae da questo campione piuttosto sostanzioso e statisticamente interessante (lo so, lo so, le campionature volontarie e non pesate hanno poco valore) è deprimente. Non mi riferisco ai professionisti del battibecco, nè a coloro che non riescono a scrivere dieci parole senza infilarci l’insolenza da seconda media. Il sentimento di disperazione è molto più profondo. Sta nel rifiuto di riflettere sulle obbiezioni, di porsi domande che contraddicano le risposte preconfezionate, di accettare anche soltanto l’ipotesi, per semplice dialettica o per migliore confutazione, che gli altri possano avere qualche ragione nei loro comportamenti. Domina, come il Minosse che si attorciglia nella propria coda, il ricorso istantaneo alla personalizzazione come surrogato al ragionamento o alla generalizzazione che tutto spiega e dunque niente capisce, “gli arabi”, “gli ebrei”, gli “americani”, “le anime belle”, “i nazisti”, “voi”, “i comunisti”, i “pacifinti”, i “filo terroristi”, tutti maiali, corrotti, venduti, assassini, ciechi, pirla, faziosi, meno, naturalmente, io.

Dunque, la domanda deprimente, perchè è la sola che conti davvero è: quali speranze, quali possibilità reali di pace, di ragionevolezza, di compromesso, possono esistere tra esseri umani che quotidianamente si sparano addosso, seppeliscono un figlio, sono bersagliati da razzi e da bombe, se neppure tanti di noi, lontani migliaia di chilometri dalle conseguenze fisiche dei nostri rancori, al calduccio davanti al nostro PC (o, meglio, Mac) riusciamo a pensare, a ragionare senza schizzarci addosso veleno e senza bendarci gli occhi con i nostri pregiudizi? Fa paura scoprire quanto è facile eccitare e scatenare l’odio che portiamo dentro di noi e che chiede soltanto un pretesto per esplodere come un geyser.

Boomerang C’è poi un’altra domanda da porsi di fronte all’eterna tentazione della risposta militare forte al tormento del terrorismo, con gli “effetti collateriali” che bombardamenti e cannoneggiamenti inevitabilmente producono, per quanto nobili siano le intenzioni, come questo atroce ragazzino palestinese con la mano contratta dal dolore o dalle lesioni cerebrali subite: non è che per caso, storia alla mano, le bombe producano sempre più nemici di quanti ne eliminino? Tutti gli studi condotti dagli Alleati dopo la Seconda Guerra Mondiale, come mi disse l’economista John Kenneth Galbraith che li aveva condotti per conto della US Air Force, hanno concluso che i bombardamenti a tappeto delle città non avevano affatto piegato, ma al contrario indurito, il morale degli abitanti di città vittimizzate come Berlino, Dresda o Londra.

 

  

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La Redazione.

 

Comunicati stampa

 

   

L’incapacità di vivere dimenticando i fili spinati

In questi giorni di sgomento e rabbia, incredulità ed angoscia, stiamo osservando l’ennesimo capitolo dell’infinito tormento palestinese, che già sappiamo non sortirà effetto alcuno, né fra i palestinesi – che si ritroveranno uniti per qualche tempo, per poi ricominciare l’eterno dissidio interno – né per gli israeliani, i quali non potranno rimanere a Gaza – sarebbe come riportare il morto in casa – e s’accontenteranno di qualche anelito di vittoria: vera, presunta, addomesticata dai media, velleitaria e che provocherà altri dissidi interni.

La partita, più che sul campo di battaglia, si gioca sulla capacità di resistenza politica nel tempo il quale – già sanno entrambi i contendenti – non potrà superare le poche settimane, come tutte le guerre degli ultimi anni. Oramai, si fanno le guerre nei periodi di vacanza – il Libano durante le vacanze estive, nel 2006, idem la Georgia nel 2008 – ed oggi sotto Natale: come le “importanti” riforme della politica italiana, che arrivano sempre a Luglio.
Oramai, per bastonare le popolazioni sempre più disilluse, bisogna contare – in qualsiasi modo – sulla massima “distrazione” degli altri. Perché, nel caso della Palestina, si tratta di un vero e proprio vulnus al diritto internazionale.
La pantomima internazionale prevedeva da tempo questo attacco – perché la diplomazia israeliana non si fida della nuova amministrazione americana (staremo poi a vedere…) – ed aveva bisogno del “classico” veto all’ONU. Che, il “glorioso” Bush, non ha fatto certo mancare.  Che si tratti di una colossale presa in giro del diritto internazionale, ci vuole poco a capirlo, anche per chi non ricorda le risoluzioni dell’ONU in materia. Gran parte della responsabilità ricade sulla dirigenza israeliana, inutile negarlo, perché non ha rispettato le risoluzioni[1] n. 242 del 1967: Ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati nel recente conflitto. e n. 338 del 1973: 2 - Richiama le parti in causa affinché immediatamente dopo il cessate il fuoco inizino l’applicazione della risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, in tutti i suoi punti.