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Alla Galleria Marconi di Cupra Marittima proseguono gli appuntamenti della rassegna Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi. Dopo la collettiva Dittici. Narrazioni fotografiche, che ha presentato i lavori di Marco Scozzaro, Fabio Mantovani e Kei Nagayoshi, domenica 18 Gennaio alle 18.00 si inaugura una collettiva che presenta i lavori di 4 artisti marchigiani: Roberto Cicchinè e Daniele Duranti, che saranno presentati da Stefania Palanca, e nardiescopetta e Rita Soccio, che saranno presentati da Dario Ciferri.

La mostra rappresenta la prima tappa di un ciclo di tre mostre
dedicate ai fermenti dell’arte marchigiana intitolato: Marche Centro
d’Arte. Lo scopo di questa rassegna è mostrare la vivacità delle
produzioni artistiche che ci sono nella regione, una regione in cui
da sempre convivono pluralità e singolarità, a partire dallo stesso
nome. Ogni artista ha una sua peculiarità che rende interessante il
suo percorso di ricerca, una voce che unendosi alle altre che
emergono dal territorio, da vita a un mosaico ricco vivo e vivace.
“Non è un percorso rettilineo quello che porta Roberto Cicchinè alla
realizzazione del lavoro finito. Non c’è in lui la volontà di
rendere, attraverso l’obiettivo fotografico, l’oggettività: essa è
filtrata dalla sensibilità dell’artista che restituisce uno sguardo
sulle cose e un taglio che sfuggono alla normale osservazione. Le
storie che racconta sono provinciali, come provinciale –
nell’accezione positiva di osservare con occhio curioso e sempre
nuovo - è il suo modo di porsi di fronte ai propri soggetti. I
protagonisti degli scatti non emergono per ciò che realmente e
fisicamente sono, ma per il dettaglio che l’artista di loro vuole
sottolineare.
Fissare un passaggio, fermare un momento, rendere tangibile
l’irreale. Sono i frames cinematografici a rivivere nelle storie
raccontate da Daniele Duranti, che porta sulla tela scene
metropolitane. La sua volontà è quella di rendere realistico un
mondo che prende corpo esclusivamente grazie all’artista che ne
ferma un suo momento. Paesaggi urbani elaborati attraverso una
moderna macchina da presa: l’occhio e la mano dell’artista, che
colgono i frames, ci dispiegano quella che crediamo essere la realtà
ma che poi si svela finzione, un’apparenza ingannevole, un poggiare
su false certezze”. (Stefania Palanca)
“Un intervento nello spazio che arriva a illudere le nostre
sensazioni, nardiescopetta prendono oggetti della quotidianità e ne
estrapolano nuovi significati. Una pulizia di immagine che si
esprime attraverso la struttura, una struttura dove le grandi
dimensioni si accostano ai dettagli minuziosi, per dare forma a un
gioco, che anche un soffio riesce ogni volta a rendere nuovo. Un
gioco che risulta estremamente serio e in cui l’uomo entra pur
essendone escluso, in una ricerca del paradosso che sembra quasi
appesa a un filo.
Il brand pubblicitario, uno dei simboli chiave della società del
benessere, esce dai suoi schemi e cerca di godere delle gioie di una
vita reale. Lindo (Mastrolindo) e Stella (la signora del dado Star)
fuggono dagli scaffali del supermercato e si innamorano al punto di
decidere di mettere su una famiglia. Rita Soccio ci racconta la loro
storia e la loro ricerca del sogno dell’uomo medio: una casettina
romantica e, perché no, un pizzico di trasgressione. Con un po’ di
ironia si riflette sull’influsso della pubblicità nella nostra vita,
invertendo le parti”. (Dario Ciferri)
Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi
Arriva il momento nella vita di un gallerista in cui decide di
affidare una mostra al collaboratore più fidato, quello con cui
condivide idee e aspettative, quello che al bisogno è in grado di
sostituirlo anche nella corrispondenza (senza che tra l’altro
nessuno se ne accorga).
Tutto sembrerebbe perfetto, ma il cielo non sempre è azzurro come si
potrebbe pensare e le nuvole sono sempre pronte a fare la loro
comparsa.
Allo stress di una mostra, collaboratori di vario tipo aggiungono
stress, ritardi, piccole/grandi inefficienze che un povero
gallerista si trova a dover affrontare, perdendo i capelli e/o
facendosi venire i capelli bianchi. Eccolo buttarsi su massicce dosi
di tachipirina per affrontare l’immancabile febbre pre-mostra,
mettersi ai fornelli per preparare pasti con innumerevoli portate e
quantità capaci di sfamare interi reggimenti, eccolo infine perdere
l’attimo atteso ogni giorno come la manna dal cielo: il riposino
pomeridiano. Una vita dura fatta dalle piccole insoddisfazioni di
ogni giorno e dalle grandi soddisfazioni di ogni mese.
Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi è l’omaggio a quella cosa
bellissima ed entusiasmante che è l’organizzazione di una mostra,
cosa bellissima, ma anche snervante e stancante. Ecco che aumenta il
numero delle sigarette fumate fuori dalla porta, ecco che i chiodi e
le viti si accumulano sul pavimento. Poi si inaugura, si parla, si
ride e il giorno dopo si pulisce. Questa è la “tragica” routine che
accompagna la vita di un gallerista. Ma non bisogna dimenticare però
la bellezza di una mostra, il piacere di una chiacchierata con gli
amici, l’emozionarsi sempre nuovo che ripaga da ogni affanno. I
rapporti umani, e non solo professionali, con artisti, critici e
curatori, sono il vero collante dell’attività e il motore che rende
sempre nuova la voglia di andare avanti.
Solo un grazie a chi ci permette di poter seguire ed apprezzare il
mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

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